Abbadia S. Salvatore. “Io, Licia e l’oscuro”: il grandangolo emotivo di una famiglia, di una comunità e di un paese.

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Amiatanews (Antonello De Cesare): Abbadia S. Salvatore 10/06/2018
Dopo la presentazione del 6 Maggio e il successo al recente Salone Internazionale del Libro di Torino, il libro di Federica Morellini continua a far parlare di se. Un “insegnamento” a chi di difficoltà ne ha meno e spesso non se ne rende conto.

Capita, leggendo un libro, di domandarsi quale sia stata la vera molla che ha spinto l’autore a mettere mano a un lavoro impegnativo. In questo caso e’ la stessa Federica a spiegarcelo con semplicità e gradevole leggerezza.
“Ho scritto questo libro raccontando pagine della mia vita. Ho iniziato questo progetto in un momento in cui si sono sovrapposte più difficoltà, conducendomi ad un periodo buio ma, come ho sempre reagito alle avversità, ho cercato qualcosa cui aggrapparmi, per risollevarmi… Da qui, la consapevolezza di essere pronta a raccontare il percorso che ho fatto, dopo che mi è stata diagnosticata la “distrofia muscolare”(20 anni fa, all’età di 24 anni). Ho voluto rivivere i momenti più significativi senza una cronologia, ciò che mi è venuto in mente e che ho avuto voglia di raccontare, l’ho scritto, come fosse una chiacchierata tra amici…”.

Non a caso l’ultimo di questi racconti s’intitola “Buio”, termine che ben spiega “l’oscuro” del titolo del Io_Licia_e_lOuscuro_copertina_01libro.  Quello di Federica, donna piena di interessi e impegni quotidiani, è un buio esistenziale che ogni tanto cala improvviso pesando come un macigno sulla sua vita e, di riflesso, su quella delle persone più care: la sorella Licia, il marito Dino, la mamma Teresa, il babbo Severino e i tanti amici.
“Ho capito di aver toccato il fondo – ricorda l’autrice – quando un malessere generale si acutizzava di notte, bocca asciutta con difficolta’ di deglutizione…mancanza d’aria, oppressione al petto”. Federica, con la stessa compulsione che colpisce molti di noi alla ricerca di una diagnosi via internet, è molto allarmata e si autoconvince (essendo produttrice e consumatrice di marmellate e prodotti sott’olio) di avere contratto una nuova patologia che peggiorerà il suo stato: il botulino. Qui il racconto prende una piega di leggerezza e umanità che rende scorrevole la lettura.

A soccorso, arriva l’ amica Roberta. Con molto realismo, le spiega che probabilmente si tratta solo di una crisi di panico, risolvibile con una chiacchierata dallo psicologo. Federica segue il consiglio e rassicurata , dopo la visita, manda allo psicologo un messaggio, che  diventa il divertente finale del libro: “Mi sento molto meglio, ogni tanto sono ricorsa alle goccioline che porto sempre con me, ma e’ un po’ che non ci penso più…ho cambiato passatempo, non produco più marmellate che possono essere pericolose, possono far contrarre il botulino, ma ho trovato un hobby meno pericoloso, ho scritto un libro!”

In questo senso, si può dire che, i racconti di Federica , sfiorando con garbo il tema della sofferenza e del dolore, hanno una valenza terapeutica che diventa contagiosa perché, in un mondo che gira così freneticamente da far dimenticare spesso i fondamentali di certi valori, ti costringono finalmente a riflettere. Altro pregio è l’attenta descrizione del carattere delle persone che circondano Federica, sia che si tratti dei familiari, dei tanti amici badenghi o di quelli conosciuti in ospedale a Bologna, o, anche, come Danilo, ritrovati grazie a Facebook.
Federica non è una professionista, ma ha uno stile efficace. La sua arma vincente è stare nei panni di un fotografo che utilizza solo un piccolo obiettivo: la sensibilità del suo animo. Uno strumento che riesce tuttavia a dilatare fino a diventare, oltre il buio, un grandangolo che inquadra nitidamente i dettagli emotivi da lei vissuti nell’affetto della famiglia, ma anche nella solidarietà di una comunità e di un paese che con lei condivide un difficile percorso di sofferta quotidianità.

Fa molto riflettere, a riguardo, l’ affermazione del filosofo e poeta Khalil Gibran: “Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.” 

Un libro da gustare tutto di un fiato, senza badare ai salti cronologici e aiutati solo dall’indice per argomenti, con i numerosi  e originali reportage di viaggi). Sicuramente da acquistare, leggere e conservare perché molto utile nei momenti bui… Il ricavato della vendita sara’interamente devoluto a:”Ruota abile onlus” (www.ruotaabile.org)

Federica Morellini – “Io, Licia e l’oscuro”. Edizioni Heimat (maggio 2018). Prezzo 15 Euro.

(immagine di copertina: Federica Morellini con l’editore Cesare Moroni al Salone Internazionale di Torino)

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