L’altro punto di vista. La scomparsa di un familiare, come aiutare e sostenere i bambini

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Amiatanews (Elena Lorenzini): Siena 24/03/2017
Cosa vuol dire diventare una stella? Spiegare ai figli la morte ed il lutto per i propri cari

Nella vita di ognuno di noi arriva, prima o poi, il tragico momento in cui dobbiamo confrontarci con la morte di una persona cara. Non si è quasi mai preparati e le emozioni e lo sconforto possono prendere il sopravvento. Se la scomparsa di un familiare o di un amico mette in grande difficoltà noi adulti, ancor più complesso può essere sostenere ed aiutare un bambino quando la morte lo tocca negli affetti.

Voglio darvi alcuni piccoli consigli su come affrontare questo momento:
1) Le parole chiave sono onestà ed emotività: non dobbiamo inventare storie false o nascondere i nostri sentimenti, anzi, proprio attraverso questi è necessario cercare di essere vicini alla sensibilità dei più piccoli. Bisogna trasformare la prova della morte in un momento di crescita e maturazione, che possa in futuro servire al bambino da punto di riferimento per affrontare gli altri momenti dolorosi che si presenteranno.
2) Parlare con onestà ai bambini, cercando le parole e il modo giusto per permettergli di comprendere il significato della morte. Il lutto costituisce una prova di grande maturità in cui ognuno prende coscienza della mortalità dell’essere umano, di se stesso, delle persone che ama e degli animali che ha in casa.
3) Porre  attenzione alle parole utilizzate. Dire che “la nonna si è addormentata”, può far nascere terribili paure legate al sonno: il bimbo potrebbe non voler dormire per timore di non svegliarsi più.
4) Permettere al bambino di partecipare ai momenti collettivi ( funerale). In questo modo egli ha la possibilità di comprendere che il dolore non appartiene solo a lui ma, al contrario, ci sono tante persone che lo provano e che dimostrano di provarlo; capire che si può esprimere la sofferenza e che si può trovare conforto nelle altre persone che come noi sono tristi, può essere liberatorio e può evitare di farlo sentire solo e incompreso.
5)  Far emergere le emozioni come la rabbia, paura, tristezza, disorientamento ecc. Non dobbiamo sentirci a disagio o inadeguati quando ci mettiamo a piangere di fronte ad un bambino o quando il dolore è così forte che non abbiamo voglia di parlare. Bisogna spiegare ai bambini che è normale provare certe emozioni e che non ci si deve vergognare, anzi che solo esprimendo i propri stati d’animo si può arrivare a stare meglio. Vedere che mamma e papà soffrono per la morte di una persona cara ( o di un animale che faceva parte della famiglia)  permette al bambino di legittimare anche le sue emozioni e di imparare ad accettarle.
6) E’ probabile  che i bambini  esprimano i loro stati d’animo anche attraverso il disegno, il gioco o attraverso il corpo (ad esempio mal di testa). Dobbiamo perciò prestare grande attenzione ad esempio al “disegno di un peluche che piange” o “al mostro che picchia tutti i pupazzi”.

Per concludere vi consiglio due libri che possono essere un valido aiuto quando le parole stentano ad uscire:  “Un paradiso per il piccolo orso” di Wolf Erlruch, Ed. E/O, 2005;“Mio nonno era un ciliegio” Angela Nanetti, Einaudi Ragazzi. Per informazioni lo “Spazio Ascolto” cellulare. 346 5043084 mail sociale@pubblicaassistenzasiena.it


Per maggiori informazioni:
Dott.ssa Elena Lorenzini – Psicoterapeuta sistemico relazionale
Viale Mazzini, 97 -Siena – Via Berenice, 6- Perugia
Cell./whattsapp: 3290117588 elena.lorenzini@alice.it

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