Selvena. Torna a suonare la corna della miniera del Morone

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Amiatanews (Marco Conti): Selvena-Castell’Azzara 07/08/2017
La “sirena” dei minatori è stata restaurata e suonerà nel piazzale della parrocchia ogni giorno a mezzogiorno, accanto a Santa Barbara, la scultura del minatore e il carrello simbolo della galleria

Non è sempre facile, anzi, non lo è mai, raccontare le emozioni legate alle miniere di cinabro dell’Amiata; non lo è per me, che minatore non sono, pur figliolo di un giovane lavoratore all’Argus poi emigrato a Roma per non finire la salute dei polmoni come quelli del suo giovane babbo, il mio nonno; per non parlare poi dell’altro, di nonno, precipitato, incolpevole, alle Solfarate dentro il cinabro bollente, nel buio del pozzo.
Figuriamoci nel vedere ieri, Domenica 6 Agosto, gli ex minatori scoprire e riascoltare, a mezzogiorno in punto, il suono della corna della loro miniera di cinabro del Morone, la seconda miniera del comprensorio amiatino, in ordine temporale di produzione industriale dopo il Siele di Piancastagnaio e prima delle miniere di Abbadia S. Salvatore.

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Il Comitato degli ex Minatori ce l’ha messa proprio tutta; non c’era nessuno, di quelli ancora presenti in questa vita, che non fosse emozionato nell’udire quel suono, così come le parole del loro Presidente Giuseppe Ronchini, che non ha nemmeno provato a nascondere l’orgoglio di aver ripristinato e ridato alla gente la “sirena” dopo ben 30 anni dall’ultima volta, confidando quando di nascosto, negli anni se l’ascoltava come a risentire la miniera, il lavoro e gli amici colleghi, con la “scusa” della tensione elettrica (da buon minatore elettricista).
Anche il Sindaco Fosco Fortunati non è stato da meno; poche parole, battute anche di simpatia come “oggi a mezzogiorno la sirena farà capire che sarà l’ora di andare a mangiare” (della serie meglio oggi che ieri…) o quelle del Parroco Don Selio, che ben si è prestato a sostituire il mezzogiorno delle campane con quello della corna, dicendo “Viviamo e ascoltiamo oggi un ricordo del passato della nostra comunità.” E tutti a braccia aperte come… scegliete voi.

Una cerimonia semplice, composta e pulita, un po’ come le genti di queste parti, dove bar e botteghe son rimasti fortunatamente appesi nel tempo giusto, per me monumenti intoccabili da nessun controllore o amministratore, segno di un tempo da custodire e non cambiare con quello mezzo falso e veloce di oggi, che prova ad appiccare cattivi incendi alla storia e all’anima anche da queste parti, ai bordi delle case e delle stesse miniere. Vergogna!
Una comunità accorsa dapprima alla Santa Messa e poi ordinata, in piedi, ancora in Comunione, sotto il sole eccessivo del sagrato, dinanzi a Santa Barbara, al monumento dedicato al minatore e al carrello simbolo delle gallerie del Morone e della vita.

Quel che mi ha fatto caso, sono state alcune parole di minatori, ex non lo è davvero nessuno di loro…, che al microfono o in disparte, mi han confidato che della loro vita lavorativa, ricordano la miniera e non il periodo successivo, quello che sull’Amiata mercurifera si definisce “riconversione mineraria”, peggiore ancora, per certi versi, della miniera. Strano, così mi han detto in precedenza “quelli” di Piancastagnaio e di Abbadia. Tutto questo, avrà pure un senso!

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Una bella mattinata per me, soprattutto per Selvena e il territorio di Castell’Azzara (ma anche per tutti gli altri), dove, tra l’altro, si trovarono i primi filoni di cinabro nascosto nel calcare ritorto della miniera del Cornacchino, tutt’ora ben visibili. Una mattinata che è proseguita al mezzogiorno di oggi e proseguirà al mezzogiorno di domani e di ogni giorno ancora. Speriamo sia.
Dei tre centri minerari per eccellenza, solo a Piancastagnaio non suona la corna, restaurata da tempo e appoggiata in un angolo al Museo Minerario ad Abbadia, come un posacenere. Ma suonerà, lo spero per tutti i minatori amiatini, e, se me lo permetteranno, anche per me.

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