Il piccolo chiostro. Gesù? Ma è stato un profugo anche Lui!

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Amiatanews: Amiata 23/08/2018
Appuntamento con con Don Carlo Prezzolini, e le sue riflessioni riprese dalle pagine web del sito da lui ideato, “Il piccolo chiostro” (www.ilpiccolochiostro.it), nome della piccola chiesa da lui guidata

Ospitiamo le parole di Don Carlo, che affronta dal suo punto di vista di sacerdote e uomo, il tema dell’emigrazione, ripercorrendo storie europee e riflettendo sul tema dell’accoglienza.

Ce ne ricordiamo che Gesù, con la Santa Famiglia, è stato profugo, e clandestino, per motivi politici in Egitto? Anzi: lo sapevamo? Lo sa chi sventola i rosari nei comizi? Ora c’è da dire che nei misteri della Gioia del rosario questo evento non è ricordato, ma siccome capita anche di vedere sventolare il Vangelo non si può non sapere. Da che mi ricordo sventolare rosari e Vangelo nei comizi è la prima volta che succede, purtroppo con tiepide reazioni da parte della Chiesa italiana.
Vediamo Matteo, al capitolo 2 versetti 13-23. Dopo la partenza dei Magi, Giuseppe in sogno è avvertito dall’angelo che il re Erode cerca il Bambino per ucciderlo e obbedisce all’invito pressante “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò”. O se gli egiziani li avessero respinti o avessero fatto un muro, come si cerca di fare oggi? La Santa Famiglia sarebbe subito partita per il Paradiso e Gesù non ci avrebbe svelato il vero volto di Dio, Padre amoroso di tutta l’umanità, nessuno escluso. Fra l’altro la pelle di Gesù, palestinese, non era bianca, ma simile a quelle di centinaia di migliaia di profughi siriani che l’assurdità di una guerra fratricida ha costretto a scappare dal loro martoriato paese.Sacra_FamigliaL’Italia non può non accogliere i profughi per motivi di guerra, violenza e politici, come devono fare tutti i paesi dell’Unione europea se non vogliono buttare a mare la civiltà e l’umanità del nostro continente. La storia non ci insegna più niente? O ce ne scordiamo subito? Il presidente ungherese Orbàn ha la memoria corta nella sua fobia di costruire muri: non si ricorda che nel 1956, appena 62 anni fa, quando il suo paese fu invaso dal Patto di Varsavia per stroncare nel sangue il tentativo di costruire un “socialismo dal volto umano”, subito almeno 500.000 ungheresi fuggirono e furono accolti, per motivi politici, dall’Austria? O se l’Austria, e altre nazioni, li avesse buttati via, con quelli fuggiti nei decenni successivi dai paesi cosiddetti socialisti, dalla Polonia, Cecoslovacchia, Germania Est e dall’Unione Sovietica, oltre che dalla stessa Ungheria?
Come ha denunciato con forza l’arcivescovo di Palermo per la festa della patrona santa Rosalia, la paura del diverso da noi è diventata l’arma politica vincente in questi anni e sta generando rabbia, rassegnazione ed evasione, e razzismo. Con la paura e la rabbia un Paese non può andare avanti, crescere come paese civile, democratico. Non può crescere nemmeno economicamente. Spero che l’arcivescovo palermitano Corrado Lorefice sia seguito da tutta la Conferenza episcopale italiana, molto defilata su questi problemi, lasciando per certi aspetti solo papa Francesco.
Certo che l’Italia non si può fare carico da sola di questi problemi epocali e l’Unione Europea deve intervenire tutta. Certo che i problemi si risolvono soprattutto “aiutando i profughi a casa loro”. Aiutare gli africani nei loro paesi però vuole dire rendersi conto che tanti dei loro problemi sono prodotti dall’antico e dal nuovo colonialismo, che sfrutta le grandi risorse naturali, minerali e agricole dell’Africa depredandole, fomentando rivolte e sostenendo governi violenti e incivili. Lo ricorda lo stesso arcivescovo Lorefice.
Nella nostra Terra poi, in particolare ma non solo in Africa, l’aumento delle temperature,  dovuto all’inquinamento prodotto delle civiltà ricche, sta desertificando territori sempre più ampi, creando già ora una nuova ondata di profughi, che nei prossimi anni crescerà ancora. Anche il sud dell’Italia sta andando in questa direzione. Papa Francesco è stato chiarissimo nella sua bella enciclica sulla Terra come casa comune: denuncia la situazione ambientale, pensa al futuro che non può che peggiorare se non si inverte rotta e se non si arriva ad una nuova civiltà che ritrovi armonia con l’ambiente e all’interno della Famiglia umana. Il futuro del pianeta rischia di essere molto brutto, con guerre per l’acqua e per la sopravvivenza. Tutto è collegato nella nostra civiltà globale di inizi del secondo Millennio, creata dall’Occidente

Carlo Prezzolini (Toscana oggi, Confronto 29 Luglio 2018)

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