Piancastagnaio. L’ultima neve di primavera… Il ricordo di Francesco Capocci

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Amiatanews (Giuseppe Serafini): Piancastagnaio 21/04/2017
Domani, saranno passati 50 anni da quando tutta la comunità pianse la scomparsa del ragazzino pianese.

Era il 22 aprile 1967. Un’autoambulanza, proveniente dall’ospedale San Martino di Genova, riportava a Piancastagnaio il piccolo Francesco Capocci, di 9 anni, deceduto nella mattinata, a seguito di un intervento alla testa, ultimo tentativo dei medici, per poter debellare un tremendo male incurabile che, da alcuni mesi, aveva colpito il bambino.
Ricordano i familiari, che, giunti ormai a Piancastagnaio, il mesto corteo fu investito, proprio all’inizio del paese, da una candida e ultima nevicata di primavera. Il paese, visse la storia di Francesco, con grande apprensione, proprio per la sua malattia che ebbe risvolti eroici, con grandi slanci di fede, innocente e spontanea, che in particolare il Parroco di allora, Don Zelio Vagaggini, seguì nei frequenti incontri e dialoghi che ebbe con Francesco, durante la breve malattia.
Ne nacque una grande confidenza umana e spirituale, che lo portò a vivere la propria malattia come un’offerta personale per il bene della Chiesa e dei ragazzi di Piancastagnaio, compiendo piccoli sacrifici personali, accettando il dolore come una purificazione personale per il bene degli altri.
Lo ricordo personalmente, in quanto avevamo quasi gli stessi anni. E lo ricordo, per un piccolo gesto di generosità nei miei confronti, mai dimenticato. Francesco, era un assiduo frequentatore della parrocchia, di cui era chierichetto. La sua partecipazione quotidiana alla Messa, preparava la sua giornata che viveva con tutti i ragazzi del paese, con la scuola, i giochi, la vita in famiglia. Erano gli anni che si stavano avvicinando alla contestazione; anche  il mondo giovanile e adolescenziale, stava guardando a quelli che erano i moti che scuotevano il mondo. Voleva imparare a suonare la chitarra, che uno zio gli regalò durante la malattia. Amava cantare la canzone del senese Mauro Lusini, ripresa poi da Gianni Morandi, “C’era un ragazzo che come me, amava i Beatles e i Roling Stones”.
Si dice che Francesco, volesse entrare nel seminario di Pitigliano, per diventare sacerdote. Era giunto da Genova con la neve ma il suo funerale, qualche giorno dopo, fu un tripudio di sole e di gente, che lo volle accompagnare all’ultima dimora nel cimitero di Piancastagnaio. Durante la Messa esequiale nella Chiesa Parrocchiale, il Parroco Don Zelio fece distribuire una bella lettera, in cui  venivano riportate alcune intense e profonde frasi di Francesco durante la malattia. Don Zelio fece sentire anche la sua voce, registrata, che commosse tutti. Il piccolo Francesco, sul letto di morte, vestito di bianco con un candido giglio in mano, in segno di purezza e innocenza, divenne per tuttala popolazione, un piccolo Santo, che fece, della breve vita, un’offerta all’amore.
L’ho voluto ricordare, a 50 anni dalla sua scomparsa, pensando a tanti  ragazzi e ragazze, morti  nell’eroicità delle proprie virtù umane e spirituali. Penso a Chiara Luce Badano, a Carlo Acutis, a Cesare Bisognin, ad Antoniettta di Meo (la piccola serva di Dio chiamata “Nennolina”).
Da sempre, considero Francesco Capocci, un angelo a cui rivolgermi nei momenti importanti e seri della mia vita. Di lui, posseggo una  bella foto, a cui non faccio a meno di rivolgere uno sguardo durante la giornata e anche per questo, ho voluto offrirvi questa riflessione.

Sarebbe bello che le testimonianze, sopratutto dei suoi compagni di tanti anni fa e di chi ancora lo ricorda, non andassero perdute e che di questo ragazzino pianese,  fosse data ampia testimonianza anche alle nuove generazioni, facendo si, che la sua  bella esperienza,, fosse segnalata  alle supreme autorità religiose, così da  istituire un processo Diocesano che possa  avviare una eventuale causa di beatificazione, che riconosca le virtù di Francesco, anche se ritengo e lo credo fermamente, che Francesco,  sia già un piccolo Santo, che ogni persona del nostro paese, specie chi l’ha conosciuto, possa nel proprio cuore invocare e pregare.

Dalla redazione di Amiatanews, la vicinanza a tutte le famiglie che conoscono il dramma della perdita di una vita più giovane.

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