Opere e giorni del Signore. XIII^ Domenica del Tempo Ordinario (B)

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Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 30/06/2018
Opere e giorni del Signore. XIII^ Domenica del Tempo Ordinario (B)

«…Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum…» (Mc 5, 21-43)

21Essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. 22E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi 23e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». 24Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
25Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni 26e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, 27udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. 28Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». 29E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
30E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». 31I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». 32Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
35Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». 36Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». 37E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. 39Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». 40E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. 41Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». 42E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. 43E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.


“La vita e la morte rimangono uguali.”
Sono le parole di una celebre canzone scritta dal grande cantautore Francesco Guccini, ripresa dal celebre complesso de “I Nomadi”, con l’artista Augusto Daolio. Oggi nel Vangelo di questa tredicesima Domenica del Tempo Ordinario, seguiamo due storie parallele, in cui, la vita e la morte, si affrontano, ma non completamente come nella celebre canzone. Dio, infatti, si commuove per i suoi figli e per essi; si china fino a terra, rendendo la sofferenza un inno alla gioia. Nella prima parte del racconto, la storia di una donna, afflitta da una grave perdita di sangue. Per il popolo ebraico, il sangue perduto, anche una piccolissima goccia, rappresentava la morte in quanto, la fonte della vita, risiedeva secondo l’antica torah proprio la vita. Gesù ha compassione di questa donna, la cui fede è talmente grande, da intuire che, anche toccando il lembo del suo mantello, può arrivare la salvezza del proprio corpo, ma, soprattutto del proprio spirito.
La seconda parte del racconto, è il risveglio dal sonno della morte della figlia di Giairo, il notabile scriba della Sinagoga, uomo di potere che, di fronte al potere dell’irreparabile, della perdita della figlia dodicenne, non sa più cosa fare. Gesù, uomo che ama particolarmente i giovani e i bambini (vedi la risurrezione del figlio della vedova di Naim), riporta alla vita la giovinetta, nonostante l’incredulità dei presenti. La vita che vince la morte. Cristo, uomo della Vita, la nostra vita. In lui solo, vincitore delle tenebre e del peccato, noi troviamo speranza e consolazione alle grandi tragedie della morte. Con lui, possiamo veramente dire che la morte e la vita non sono uguali; la vita è una riscoperta quotidiana del suo amore, la morte è la nostra condivisione del regno di Dio dove un giorno ci ritroveremo assieme ai nostri cari nell’eternità.


Preghiera
Dio della Vita, insegnaci a vivere i nostri giorni come attesa del tuo regno messianico, dove la morte non ci sarà più e ogni lacrima sarà asciugata dal tuo amore.  Amen

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