Opere e giorni del Signore. XXVI^ Domenica del Tempo Ordinario (B)

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Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 29/09/2018
Opere e giorni del Signore. XXVI^ Domenica del Tempo Ordinario (B)

«… chi non è contro di noi è per noi…».  (Mc 9,38-43.45.47-48)

38Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». 39Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: 40chi non è contro di noi è per noi.
41Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
42Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. 43Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile.
45E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna.
47E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, 48dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.


Il Signore ci chiama a essere integri, puri di cuore e nel corpo per essere degni del suo regno. E’ un brano molto “impegnativo” quello di Marco, oggi proclamato in tutte le chiese del mondo. E vi sono temi chiave, come l’accoglienza, il rispetto per i più piccoli, i più deboli, i cosiddetti “paria” (esclusi, categorie che non contano, ultimi delle grandi caste sociali ed economiche della terra).
Nel contesto, troviamo oggi un Gesù molto deciso, addirittura trasformato, mentre pronuncia una terribile maledizione contro chi dà scandalo ad uno di questi “piccoli” già citati a inizio di questa nostra conversazione domenicale.
L’antica parola, “scandalo”, che significa “inciampo, ostacolo”, si mostra in tutta la sua gravità quando crea turbamento morale verso gli altri che ne diventano vittime ignare. Ce lo siamo detto anche domenica, forse più velatamente, riguardo alla fragilità dei bambini che Gesù pone al centro del suo messaggio di amore come esigenza per possedere il suo regno. Oggi, la condizione sembra essere più drastica. “Che me ne faccio di me stesso, della mia vita, se poi non sono puro e semplice alla luce del sole?”. E’ la domanda che il Signore mette nel nostro cuore: “A che servono le mie mani se sono aperte per fare il bene verso il prossimo?”; “A che servono i miei occhi se non sanno vedere oltre il muro dell’amore?”; “A che servono le mie gambe se non camminano secondo un criterio di accoglienza e di misericordia verso gli altri?”. La metafora è chiara: bisogna tagliare un po’ del nostro egoismo per essere “figli di Dio”. Lo scandalo verso i piccoli, specialmente i minori, non trova giustificazione alcuna. Viviamo il tempo dello “scandalo” e, come detto domenica passata, questo grave fenomeno colpisce anche chi ha “preteso” di vivere nella Chiesa, incarnandone la vita di donazione suprema. A volte mi domando, in quanti di questi uomini “di Chiesa”, sia risuonata la tremenda frase di Cristo che oggi meditiamo nel vangelo di Marco: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato in fono al mare.”

Preghiera
Facci vivere secondo il tuo stile di vita Signore, quello stile che non accetta compromessi, che non dà scandalo, non è inciampo per nessuno, che vive secondo la tua misericordia. Amen

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