Opere e giorni del Signore. XIV^ Domenica del Tempo Ordinario (B)

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Amiatanews (Giuseppe Serafini): Amiata 07/07/2018
Opere e giorni del Signore. XIV^ Domenica del Tempo Ordinario (B)

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua» (Mc 6, 1-6)

1Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. 2Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? 3Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. 4Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». 5E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. 6E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.


Gesù è un profeta scomodo. Le sue parole entrano nel cuore dell’uomo, lo mettono in crisi, lo costringono a rivedere continuamente la propria vita, a cambiare, a iniziare un cammino nuovo. Per questo, nei suoi confronti, c’è sempre un’ostilità che coinvolge non solo la sua missione e la sua vita, ma, anche, le sue origini, i suoi familiari, additati con evidente disprezzo. Una situazione attuale, per chi parla in nome della giustizia, del diritto, contro ogni prevaricazione umana e sociale. Questa impietosa sorta di critica, viene svolta in molti casi da mezzi di comunicazione, in particolare quelli scandalistici, che gettano fango sulle persone che operano a favore della ricerca del bene.

Si dice “fare terra bruciata” intorno alla persona che con il suo operare in favore della giustizia, sembra dare scandalo “tra i suoi” e nella sua terra.
In tanti hanno pagato con il sacrificio della propria vita l’essere stati profeti scomodi. Laici e non. Vorrei indicare tante figure dei nostri anni cadute sotto i colpi della violenza cieca; persone umiliate dalla critica e dalla falsità, proprio dai più vicini a loro e al loro operato. Penso a Don Pino Puglisi, a don Peppe Diana. Quest’ultimo fu un giovane prete campano, che sacrificò la vita per il bene della sua gente. Celebre fu una lettera scritta per la sua comunità dal titolo eloquente, “Per amore del mio popolo”, in cui egli rivendicava istanze sacrosante di giustizia per la sua gente vessata dal male della camorra. Camorra che rispose facendolo assassinare da un sicario. Dopo la sua morte, per un certo periodo, anche in fase investigativa la morte di don Diana fu spiegata additandola come un delitto maturato in ambienti scandalosamente negativi per un sacerdote. Collaborazioni di ex criminali e successive testimonianze dimostrarono come, questo umile profeta, oltre ad essere ucciso, era stato anche stato vittima di un’assurda campagna di discredito da parte di alcuni quotidiani. Che oggi, la figura di don Peppe Diana, martire e profeta dei nostri giorni, completamente riabilitata, ci sia di luminoso esempio ad essere profeti di speranze nuove per la nostra umanità


Preghiera
Tu solo, Signore, sei il medico delle nostre anime, guarisci i nostri giudizi non sempre caritatevoli verso coloro che parlano in nome Tuo.  Amen

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