Diritti e doveri: Unioni civili tra persone dello stesso sesso e convivenze: approvato il DDL Cirinnà

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Amiatanews (Avv. V. Tosti): Piancastagnaio 17/05/2016
L’11 maggio 2016 il DDL  Cirinnà rubricato “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, ha ottenuto il sì definitivo alla Camera.
Unioni Civili, Coppie di fatto e Contratto di convivenza

Con la legge approvata ultimamente, è stato regolamentata una questione ampiamente dibattuta ormai da decenni e motivo di forti contrasti fra giuristi cattolici e laici ossia quella del  riconoscimento delle unioni civili fra persone dello stesso sesso.
Ciò che è certo – aldilà dell’orientamento morale e delle convinzioni personali di ciascun cittadino –  è che assieme alla riforma del diritto di famiglia del 1975 ed alla legge sull’affido condiviso del 2006 l’attuale legge farà storia segnando una tappa fondamentale nell’evoluzione stessa del diritto di famiglia.
L’11 maggio 2016 il DDL  Cirinnà rubricato “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, ha ottenuto il sì definitivo alla Camera.

Si tratta di un unico articolo composto da ben 69 commi reperibile sul sito parlamento.it il quale seguento l’interpretazione data dal magistrato De Filippis (cfr //www.quotidianogiuridico.it/documents/2016/05/12/unioni-civili-tra-persone-dello-stesso-sesso-e-convivenze-approvata-la-legge)  può essere così schematicamente suddiviso :

  1. Unioni Civili : istituto che riguarda coppie composte da persone dello stesso sesso (commi 1-35)
  2. Coppie c.d. di fatto con cui si fa riferimento alle coppie maggiorenni sia dello stesso sesso che di sesso diverso  (commi dal 36 al 49)
  3. Contratto di convivenza  (comma 50  e successivi)

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1) Le UNIONI CIVILI trovano cittadinanza nella Costituzione ove all’art. 2 si legge che “ La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità….”

Per lungo tempo punite quali “atti di libidine contro natura“, le unioni fra persone dello stesso sesso cessano di essere reato solo con il codice Zanardelli del 1887 e secondo il legislatore del 1889, semmai, i comportamenti omosessuali – quando non connotati da violenza o da pubblico scandalo – dovevano essere considerati “come peccati alla sanzione della religione e della privata coscienza
Da tale epoca in poi, l’ordinamento giuridico si è completamente disinteressato all’argomento nell’intento di proseguire in quella sorta di baratto già introdotto dal Codice Zanardelli: nessuna repressione penale in cambio di una condotta di vita che mantenga l’omosessualità nell’ombra.
Ciò ovviamente fino ad oggi.

Infatti, attraverso il nuovo istituto giuridico coppie dello stesso sesso maggiorenni possono costituire un’unione dinanzi all’Ufficiale di stato civile alla presenza di due testimoni senza che si debba procedere alle tradizionali pubblicazioni, e senza dover dare lettura degli articoli del codice civile richiamati per il matrimonio.

Gli obblighi imposti ai componenti dell’unione sono:

  • la reciproca assistenza morale e materiale,
  • la contribuzione ai bisogni comuni
  • l’indicazione di una residenza comune

Non vi è  l’obbligo di fedeltà che, nell’ impostazione tradizionale, costituisce “il cuore” dell’istituto matrimoniale come se il legislatore non avesse ritenuto le coppie delle stesso sesso capaci di essere fedeli.
Non possono unirsi civilmente i soggetti indicati al comma 4 fra cui coloro che sono già sposati o parti di altra unione civile.
I contraenti possono scegliere liberamente quale cognome assumere fra i loro due, anteponendo o posponendo al cognome comune il proprio e ciò, a differenza del matrimonio in cui la moglie è tenuta ad aggiungere il cognome  del marito al proprio.

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Dal punto di vista patrimoniale,  è stata sostanzialmente riprodotta la disciplina del matrimonio poiché in assenza di differente dichiarazione il regime patrimoniale è costituito dalla comunione dei beni.
Analogo discorso vale per gli ordini di protezione contro gli abusi familiari.
La disciplina degli alimenti, di cui al titolo XIII del libro primo del codice civile si applica alle unioni civili in virtù del comma 19 della nuova legge. Quindi, il contraente, allo stesso modo del coniuge, è tenuto a prestare gli alimenti al partner che si trovi in stato di bisogno.

I componenti delle unioni civili non possono, in quanto tali, adottare minorenni, neppure nelle forme della stepchild adoption letteralmente “ adozione del figliastro” prevista nel testo originario del DDL la quale consentiva al genitore non biologico di adottare il figlio, naturale o adottivo, del partner. Resta ferma la loro legittimazione ad adottare in quanto singoli, come qualsiasi altro cittadino,in tutti quei casi in cui la legge italiana prevede tale possibilità.

In materia successoria vi è sostanziale equiparazione tra matrimoni ed unioni. Ai componenti di queste ultime, infatti, si applicano le norme sulla successione legittima e sulla successione necessaria. Il partner del contraente civile, in assenza di testamento, è erede di esso e, anche in caso di disposizioni testamentarie, ha diritto alla legittima.

Per le unioni civili non è prevista la separazione personale, si accede direttamente al divorzio, dopo aver atteso il decorso del termine di tre mesi dalla dichiarazione compiuta, anche disgiuntamente, dinanzi all’ufficiale dello stato civile, come disposto dal comma 24.

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Le COPPIE DI FATTO sono definite dal comma 36 quelle fra persone maggiorenni ( dello stesso sesso o di sesso diverso) unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vinciolate da rapporti di parentela, affinità o adozione da matrimonio o da un’unione civile.

Il legislatore con un’evidente forzatura ha voluto dare regole ha chi aveva deciso di non volerne.


 

Il CONTRATTO DI CONVIVENZA infine riguarda la possibilità per le coppie conviventi di stipulare un contratto per disciplinare i rapporti “patrimoniali” relativi alla loro vita in comune, con atto redatto a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato.
Il contratto di convivenza si rivolve in tali ipotesi
a) accordo delle parti
b) recesso unilaterale
c) unione o matrimonio civile fra i conviventi o tra un convivente ed altra persona
d) morte di uno dei contraenti


Come ogni novità legislativa sarà l’applicazione concreta a manifestarne eventuali lacune e/o distorsioni per il momento, credo, che l’unica cosa da fare sia indossare gli occhiali dell’ottimismo e vedere ciò che di buono c’è nella legge.

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Per ulteriori approfondimenti:
Avv. Valeria Tosti
Via Aceri 76/B – 53025 Piancastagnaio (SI)
Tel. e fax 0577-787407

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